Il Centro

Il Centro

Nel dicembre 2010, l’Associazione Il Canto di Virgilio, mossa dal desiderio di realizzare un hub culturale dove potere perseguire con “stabilità” i propri scopi e le proprie attività, ha acquisito l’uso esclusivo della Chiesa di San Francesco delle Monache (ubicata nel centro storico della città di Napoli, a pochi passi dalla Piazza del Gesù Nuovo) presso la quale ha costituito la Domus ARS, il Centro di Arte, Ricerca e Spettacolo dell’associazione (“Domus” in ricordo del primo nome della struttura “Domus eleemosynaria”, ed ARS, quale acronimo di Arte, Ricerca, Spettacolo).

Fin dalla sua fondazione, il Centro Domus ARS, attraverso Il Canto di Virgilio, svolge un lavoro di portata nazionale nel campo della creazione, diffusione e gestione culturale con particolare attenzione alla valorizzazione del patrimonio culturale e, soprattutto, musicale, della Campania e della città di Napoli, e al consolidamento della sua identità.

Dal 2011, presso la Domus, l’Associazione produce ed ospita concerti e pièce teatrali; organizza e promuove laboratori di musica, teatro e danza; sostiene convegni scientifici e seminari; promuove la ricerca musicologica e teatrale; dispone punti di partenza per visite guidate al centro storico di Napoli. Inoltre, essendo situato nel cuore del centro antico della città partenopea, il Centro costituisce luogo di incontro per le amministrazioni pubbliche, per il mondo accademico e per le associazioni locali così rappresentando, oltre che uno dei maggiori centri culturali privati della regione Campania, un importante fattore di sviluppo socio-culturale ed economico per la città partenopea.

San Francesco delle Monache

La sede che ospita la Domus de Il Canto di Virgilio, la Chiesa di San Francesco delle Monache, ha un valore storico e architettonico straordinario.
Edificata nei primi anni del 1300 per volere di Roberto d’Angiò e sua moglie Sancia di Maiorca, fu realizzata per ospitare le clarisse del vicino monastero di Santa Chiara ancora in costruzione.

Nel XVI secolo divenne uno dei punti nevralgici della riforma religiosa a Napoli e per trent’anni vi dimorò Giulia Gonzaga che qui venne sepolta nel 1566. Nel 1568 papa Pio V impose poi al monastero la clausura perché considerato luogo di ritrovo per eretici.
Nel 1629 iniziarono i primi lavori di ammodernamento, fu innalzato il muro di clausura e modificato l’interno gotico. Fu nuovamente restaurata e riconsacrata nel 1646 come testimonia la lapide all’ingresso. Una campagna di interventi più cospicui fu realizzata tuttavia tra il 1749 e il 1751, anni in cui la chiesa fu interessata da diversi interventi di riammodernamento che portarono alla realizzazione della pregevole facciata scenografica in piperno e ferro battuto tutt’oggi presente. Il rifacimento settecentesco fu guidato da Bartolomeo Vecchione coadiuvato dallo scultore e scalpellino Crescenzo Torchese; del Torchese è anche il portale interno in marmi policromi scampato ad uno dei tanti furti avvenuti nella chiesa. Nel 1784, su commissione della badessa Raginalda Pironti e sotto la direzione dell’ingegnere regio Gennaro Sammartino, fratello del più celebre Giuseppe Sammartino, fu realizzato un ulteriore restauro della chiesa e la costruzione della galleria del monastero con decorazioni di Gaetano Saliento e Pietro Malinconico.
La struttura, che negli anni ’40 del secolo scorso ha pagato le conseguenze dei bombardamenti, in particolare quelli incendiari tedeschi, è stata dapprima ristrutturata negli anni ’80, e poi ripresa dall’Associazione Il Canto di Virgilio nel 2010.
All’interno insistono ancora i resti di due monumenti sepolcrali, preziose testimonianze rinascimentali in città. Il primo, di Caterina della Ratta datato 1511, contraddistinto da una composizione tipicamente tardoquattrocentesca ed inscritta in un arcosolio con il ritratto della defunta; il secondo, del 1480, della nobile Giovannella Gesualdo.